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Firenze

La strada verso la sostenibilità di Firenze comincia da lontano con:


Da lì, l’approdo tra le prime città in viaggio verso la neutralità climatica è venuto naturale, frutto di un lungo percorso, il cui passaggio più recente è segnato dal
PAESC, il Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima, ad oggi il principale documento di riferimento.

Diversi sono i documenti strategici e tematici che concorrono al raggiungimento della neutralità climatica a Firenze come:


Il 2023, inoltre, sarà caratterizzato come l’anno del Verde: circa 18 milioni di euro per oltre 60 interventi tra giardini riqualificati e restituiti ai cittadini, ‘pocket garden’, aree verdi valorizzate, 1800 metri quadrati di pareti verdi su scuole e edifici comunali, 2000 metri lineari di strade e piazze che saranno alberati, 1500 nuovi alberi e tre ‘aree quiete’, realizzati grazie ai fondi PON Metro e risorse aggiuntive React.

L’obiettivo è la riduzione delle emissioni almeno del 60% entro il 2030 rispetto alle emissioni registrate nel 2005: si tratta di oltre 1.600.000 tonnellate di CO2 equivalente (che include altri gas ad effetto serra).

Con il Climate City Contract, ovvero il patto che verrà stipulato con la Commissione Europea nell’ambito della missione “100 città intelligenti e a impatto climatico zero entro il 2030“, si intende colmare il rimanente gap per raggiungere la neutralità climatica. 

Italia

  • Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR): Il più ampio stanziamento di risorse pari al 37% del PNRR è destinato alla missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, che si sviluppa su quattro componenti fra cui la transizione energetica e mobilità sostenibile e l’efficienza energetica e riqualificazione degli edifici.
  • Il Piano di transizione ecologica (PET) del Ministero dello Sviluppo Economico del 2022 e’ la risposta italiana alla sfida del Green Deal europeo. Il Piano prevede di agire su macro-obiettivi condivisi a livello europeo fra cui la neutralità climatica, l’azzeramento dell’inquinamento e l’adattamento ai cambiamenti climatici.
  • Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia ed il Clima (PNIEC) del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha stabilito le linee di azione al 2030 per raggiungere il 65% della produzione elettrica da rinnovabile, il 31% nei trasporti ed il 37% nel riscaldamento/raffrescamento degli edifici, oltre a promuovere lo sviluppo dell’idrogeno per il consumo industriale.
  • Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (SNAC), approvata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
  • Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) ha come obiettivo di offrire uno strumento di indirizzo per la pianificazione e l’attuazione delle azioni di adattamento più efficaci nel territorio italiano, in relazione alle criticità riscontrate.

Europa

Mitigazione e adattamento sono come due ruote della stessa bici: devono necessariamente girare insieme.

Esistono le tecnologie, gli investimenti e gli strumenti per portare a termine entrambi i processi: in Europa il più importante è il Green Deal Europeo, un piano per far diventare l’Europa il primo continente a impatto climatico zero.

Si tratta di un pacchetto di ambiziose riforme (forse le più ambiziose a livello mondiale) per portare a termine questa transizione e per farlo in modo giusto e inclusivo.

Per superare queste sfide, il Green Deal europeo trasformerà quindi l’UE in un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva, garantendo che:

  • nel 2050 non siano più generate emissioni nette di gas a effetto serra
  • la crescita economica venga dissociata dall’uso delle risorse
  • nessuna persona e nessun luogo siano trascurati

Mondo

Il 12 dicembre del 2015, la comunità mondiale ha firmato l’Accordo di Parigi, il più importante trattato ambientale di sempre che impegna a contenere l’aumento di temperature ben al di sotto di 2°C e il più possibile vicino a 1.5°C entro la fine del secolo.

Per riuscirci, è necessario ridurre le emissioni del 43% entro il 2030. 

La parte più grande del lavoro per mettere in sicurezza il presente e il futuro dell’umanità va fatta in questo decennio.
È la parte dell’azione per il clima che si chiama mitigazione: la riduzione del danno climatico attraverso il taglio e poi il progressivo azzeramento delle emissioni di gas climalteranti.

L’altro pezzo di questa storia è l’adattamento: rendere città, infrastrutture, edifici, attività economiche più resilienti alla parte di cambiamento climatico che non potremo evitare.

Nello stesso anno, il 25 settembre, durante il Summit sullo Sviluppo Sostenibile, è stato
stilato dai Capi di Stato il documento dal titolo “Trasformare il nostro mondo. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”. 

L’Agenda è stata sottoscritta dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite e approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU.


I 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (UN SDGs) devono essere il più possibile integrati tra loro e sviluppati all’interno delle politiche a tutti i livelli, a partire da quello comunale, quello più vicino ai cittadini.

Un elenco di dettaglio degli obiettivi maggiormente interessati dalla mitigazione dei cambiamenti climatici è il seguente:

  • Obiettivo 1. Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo
  • Obiettivo 3. Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età
  • Obiettivo 6. Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie
  • Obiettivo 7. Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni
  • Obiettivo 11. Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili
  • Obiettivo 12. Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo
  • Obiettivo 13. Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico
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Curata dal giornalista Ferdinando Cotugno