Editoriali

Perché l’Europa sta scottando: cronache dal continente che si riscalda di più

Da un punto di vista degli effetti fisici, nessun continente soffre la crisi climatica quanto l'Europa.

È vero, abbiamo infrastrutture e risorse per reggere meglio di altre aree del mondo, ma la pressione climatica che subiamo sta diventando anno dopo anno sempre più forte.

Possiamo adattarci, cambiare le pratiche agricole, ripensare la forma delle città, alzare gli argini e rendere più resilienti le comunità, ma dobbiamo comunque mettere urgentemente un freno alle emissioni, perché rischiamo di raggiungere una soglia oltre la quale sarà impossibile adattarsi al nuovo clima. I modelli climatici ci avevano sempre detto che l’Europa, e in particolare il bacino del Mediterraneo, sarebbero stati un hotspot dell’emergenza, ma ora gli effetti hanno iniziato a vedersi concretamente nel mondo reale.

Negli ultimi anni siamo passati dalla teoria alla pratica.

Il documento più completo e autorevole per fare il controllo della febbre al continente è lo State of the Climate in Europe, prodotto ogni anno dall’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) insieme al Copernicus Climate Change Service, il principale centro di ricerca dell’Unione sui cambiamenti climatici. L’edizione del 2022 è una sirena d’allarme che dobbiamo ascoltare, perché oggi siamo ancora in tempo per fermarci, prima che sia troppo tardi. 

Nessun continente al mondo si riscalda così velocemente.

Su scala globale, le emissioni di gas serra hanno fatto aumentare le temperature di 1.15°C rispetto all’era pre-industriale, ma questo aumento in Europa è stato già del doppio: 2.3°C. Se prendessimo in considerazione solo l’Europa, il nostro continente avrebbe già superato i limiti di riscaldamento posti dall’accordo di Parigi del 2015. I dati hanno iniziato a registrare questa impennata nel corso degli anni ’80, è un fatto che ha «conseguenze profonde sul tessuto socio-economico della regione e sui suoi ecosistemi», scrivono Copernicus e WMO nel rapporto. Il 2022 ha fatto registrare l’estate più calda nella storia europea.

Per diversi paesi, tra cui Italia, Francia, Germania, Belgio, Portogallo, Spagna e Svizzera il 2022 è stato l’anno più caldo da quando ci sono le rilevazioni scientifiche, record che rischia di essere superato dal 2023, quando saranno disponibili i dati completi sull’anno. Secondo Copernicus e WMO, le continue ondate di calore hanno fatto 16mila vittime, mentre secondo uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature il numero di vittime sarebbe molto più alto: in Europa la stima di persone che hanno perso prematuramente la vita a causa del caldo tra il maggio e il settembre 2022 è di 61672, con 18010 solo in Italia, che risulta il paese più colpito dalla mortalità da calore: 295 decessi per milione, molti di più che la media europea, che è di 114 decessi per milione. Se la traiettoria continuasse a essere questa, la ricerca prevede in media 68mila morti l’anno entro il 2030 e 94mila entro il 2040.

Secondo State of the Climate in Europe, il caldo è l’evento climatico con gli effetti più nefasti in termini di perdita di vite umane, mentre tempeste e alluvioni sono quelli più costosi dal punto di vista economico. Ogni anno in Europa si registrano 2 miliardi di euro di danni per gli eventi meteo estremi, come quello che ha colpito la Romagna a maggio del 2023.

Anche in questo caso, molta della sofferenza europea arriva dritta sull’Italia: nella prima parte del 2023 – secondo un calcolo di Legambiente – gli eventi estremi sul nostro paese sono aumentati addirittura del 135 per cento. «Lo stress da calore che gli europei hanno sperimentato nel 2022 non può essere considerato un evento anomalo o una stranezza del clima», ha spiegato Carlo Buontempo, direttore di Copernicus. «Le nostre informazioni sul sistema climatico ci dicono che questo tipo di eventi diventeranno più frequenti e più intensi sulla regione». 

La situazione è critica anche per i ghiacciai e quindi per la disponibilità di acqua dolce, che dipende anche dalla salute della criosfera. I ghiacciai europei hanno perso 880 chilometri quadri di ghiaccio tra il 1997 e il 2022. Per le Alpi, la riduzione ha le dimensioni di un collasso: si sono persi 34 metri di spessore di ghiaccio in quarto di secolo e nel 2022 i ghiacciai hanno avuto la perdita più elevata di sempre per un singolo anno, causata dalla scarsità di precipitazioni nevose, da un’estate molto calda e dal flusso di sabbia proveniente dal Sahara. La Penisola Iberica è al quarto anno consecutivo di siccità.  Le riserve idriche spagnole a fine luglio erano al 41,9 per cento della loro capacità. È preoccupante anche la situazione della Groenlandia: qui il collasso dei ghiacci ha causato, da solo, un innalzamento del livello del mare di 14,9 millimetri.

Lo stato della nostra febbre è che l’Europa sta scottando e ha bisogno urgente di cure.